Ma tu cosa vuoi fare da grande?

21:33

La nuova settimana sta per arrivare, incombe come un incubo che ti aspetta quando cala il sole e tu ti rifugi nel sonno. Perchè con lei arriva il secondo esame di Analisi, lo scempio di cui potete trovare traccia anche in questo blog alcune pagine indietro.

Ho sviluppato una sorda insofferenza a questa cosa, perchè ho una paura fottuta, quel compito mi ha fatto una paura fottuta, ma stasera i miei hanno riaperto la ferita e sventrato al mia corazza. Non glie ne voglio per questo, loro vogliono sapere, capire, cosa faccio e come mi va, anche solo per il fatto che sono loro a dovermi pagare gli studi (e non avete idea di come questo mi dia fastidio) e loro lo vedono che le cose non vanno come dovrebbero, e che ovviamente come dicono loro studio poco. Ora semprea una stronzata anche a me scriverla ma io non ci riesco proprio, a studiare più di quello che faccio, è come una montagna da scalare senza fenditure sulle quali aggrapparmi. Io ci posso anche provare a salire, ma come faccio? Ogni volta mi ritito sconfitto, inesorabilmente, o con l'illusione di aver conquisistato una parziale e temporanea vittoria.
E poi c'è quella frase che mi trapana la testa come un chiodo, "Devi capire cosa vuoi fare da grande". No.
Io non sopporto, al contrario di mia madre, l'idea di definire le cose programmarle ed iinseguire il loro arrivo. Sarà sbagliato ma io voglio lasciare aperta qualsiasi porta, non voglio spendere il mio tempo correndo dietro ad una condizione della mia vita che sia quella definitiva. Chissà magari da grande farò lo scrittore o scapperò in Africa per rendermi utile o farò il politico o magari, perchè no, sarò un semplice lavoratore con la sua monotona ma felice routine, la sua casa e la sua famiglia. Tutte queste alternative mi piacciono ma per nessuna di queste, ora come ora, vorrei che fosse per sempre e di siccuro quella. E la scoperta? Il fascino della scoperta del mistero di essere tutto e niente.
E' vero, ho paura, sono debole, non riesco a fare finta che vada bene lo stesso, non riesco a fare questo sacrificio ad applicarmi per passare questi 3 anni e poi decidere, vedere cosa fare, non sono mai stato abituato a dover lottare duramente per arrivare dove speravo. Sono andato via dalla sala, ho aspettato che finissero di dire quello che dovevano e poi sono fuggito da quelle mie colpe, sono venito a rifugiarmi nella mia stanzina, nel mio pc, dove posso essere tutto e niente, dove non esiste quello che vuoi essere e quello che eri, c'è solo l'ora. Funziona, finchè il pc è acceso, ma prima o poi lo devo spegnere.

Ed arriverà il lunedì. Mi dispiace. Per i miei genitori, per quelli che mi conoscono e che sopratutto io ritenevo i miei maestri, perchè ad essere così fragile mi sento di deluderli, di non essere all'altezza. Davanti agli 1.8 mi sento solo, perchè non so a chi aggrapparmi per risalire, ma non mi sento mai abbastanza solo, perchè vorrei che le conseguenze dei miei errori cadano solo su di me, e non su di chi mi sta intorno.

Non lo so, non ho scritto tutto quello che avevo dentro ma almeno qualcosa ho scritto, almeno un pò mi sono schiarito anche io, scrivendo ascoltando Fabrizio De'Andrè, non è una conclusione a questo post, ma perdonatemi, non so come andare avanti.

Lunga vita ai matti, protetti dal Grande Spirito.

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